COMUNICATO STAMPA

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24/08/2017

Carceri: l’estate del nostro scontento
di Ornella Favero*

L’estate del nostro scontento: "nostro", di chi vive, come fa il Volontariato, una vicinanza forte con il carcere, che non si interrompe certo d’estate, e di chi in carcere ci passa una parte consistente della sua vita. E questa estate ne ha procurato tanto, di scontento: è stata torrida, piena di sofferenza, con numerosi suicidi, è stata soprattutto l’estate della perdita della speranza. La speranza che era nata con le sentenze dell’Europa contro il sovraffollamento, che avevano messo il nostro Paese brutalmente di fronte alle sue responsabilità, e quindi con le misure per porre fine a quella tortura, e poi con gli Stati Generali sull’esecuzione penale e l’idea che delle pene e del carcere si potesse parlare finalmente in modo "nuovo", o magari "saggiamente vecchio", se vogliamo ricordarci che le pene, secondo la nostra Costituzione, devono tendere alla rieducazione, quella è la loro funzione, e non certo la funzione di attuare una vendetta sociale nei confronti di chi commette reati. E ancora con la legge delega per la riforma della Giustizia, e in particolare dell’Ordinamento penitenziario. A tutt’oggi di quella delega non si sa se ce la farà a produrre qualcosa, o se la politica spazzerà via tutto con lo spettro delle elezioni.
Nel frattempo, il Ministro ha istituito tre commissioni di esperti che lavoreranno fino a dicembre proprio per predisporre i decreti attuativi della legge delega della riforma dell’ordinamento penitenziario. Ma, come ricordano i radicali, che più di tutti si stanno battendo per accelerare i tempi, "era stato lo stesso ministro della Giustizia a dire a Radio Radicale il 19 giugno scorso che la riforma sarebbe stata pronta in poco tempo, massimo per agosto". Tempi e composizione delle Commissioni piacciono poco anche al Volontariato: la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia ritiene infatti che in questo modo si corra il rischio di perdere questa opportunità, e che sarebbe stato meno rischioso usare per i decreti attuativi gli elaborati prodotti dai tavoli degli Stati Generali, e sottolinea anche, con "disincantato realismo", e non certo per vittimismo, che le Commissioni sono fatte solo di magistrati, avvocati, docenti universitari, mentre le competenze del Volontariato e del privato sociale sono considerate poco utili, come se per scrivere una buona legge bastasse essere degli stimati giuristi. Si tratta di tecnici che la nostra stima ce l’hanno senz’altro, ma evidentemente non sono più i tempi in cui Mario Gozzini, parlamentare, e Alessandro Margara, magistrato, andavano a bere il caffè con i detenuti proprio per discutere della riforma penitenziaria "sfruttando" la loro indiscutibile competenza..
Ma questa estate ha messo a nudo anche un’altra verità: che il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria non ha saputo cogliere l’occasione di una sensibile diminuzione dei numeri del sovraffollamento per cambiare tutto quello che poteva essere positivamente cambiato senza necessità di introdurre modifiche legislative. Questa estate non sarebbe stata così disastrosa se il Dap avesse avuto il coraggio di ammettere che i numeri delle presenze stanno di nuovo pericolosamente crescendo, e intanto le condizioni della vita detentiva in molte carceri sono spesso desolanti, e si può e si deve agire subito. Prime fra tutte le cause di sofferenza, le temperature insopportabili dentro celle bollenti, fatiscenti, e con regolamenti che ancora non sanno permettere in modo inequivocabile neppure l’acquisto di un ventilatore da quattro soldi. Sì certo, ci sono circolari che aprono spiragli, ma le circolari non sono mai chiare e non parlano mai un linguaggio che non si presti a dubbi e interpretazioni restrittive. E così ogni carcere è una triste repubblica a sé in cui spesso Burocrazia batte Umanità dieci a zero.
E i suicidi? Possibile che nessuno voglia ammettere che quello che potrebbe davvero prevenirli è "tendere al massimo" l’Ordinamento per consentire più spazio ai legami affettivi? Ha tentato di farlo una circolare firmata da Roberto Piscitello, Direttore della Direzione generale Detenuti e Trattamento, che ha colto le pressanti richieste che gli venivano proprio da Padova, di dare più spazio possibile agli affetti, per invitare a fare ogni sforzo necessario per un "incremento delle occasioni di contatto con i famigliari" intese proprio come forma di contrasto ai tentativi di suicidio. Ma vorremmo, in proposito, capire quanti direttori hanno colto l’invito, e quanto in concreto è stato fatto e si intende fare nei circa duecento carceri del nostro Paese, perché un detenuto non può affidare il suo destino alla fortuna di essere in un carcere in cui questi inviti diventano iniziative precise, piuttosto che in un carcere, e ce ne sono troppi, in cui prevale la logica della chiusura e dell’immobilismo.
Sono queste le risposte che vorremmo avere, perché questa estate cominciata così male si chiuda con qualcosa di più di una timida speranza di cambiamento. Si chiuda, per lo meno, con la certezza che in tutte le carceri l’invito ad ampliare al massimo gli spazi e i tempi per le relazioni affettive diventi un ineludibile "imperativo categorico".
*Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia
 

Oggi: 18/12/2017
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