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03/09/2012

Ricordo di Carlo Maria Martini... di Elisabetta Laganà

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La scomparsa di Carlo Maria Martini apre un vuoto di senso difficilmente colmabile per chiunque. Questo momento storico, così permeato da facili scorciatoie e semplificazioni dell’intelletto, perde uno dei suoi più grandi maestri ispiratori di un pensiero che, pur non perdendo mai di vista la riflessione sull’umana complessità, si è fatto pratica e incontro concreto con la persona, soprattutto quella più fragile e nascosta, che egli cercava sia nei luoghi di contenimento che dentro la vita quotidiana, sottolineando decisamente l’opzione preferenziale della Chiesa per i poveri e gli emarginati (Giovanni Paolo II, TMA n. 51).
La incessante passione per la ricerca di senso nei temi fondamentali dell’esistenza, e quindi anche nella giustizia, ha costantemente animato la sua riflessione, evidenziando le lacerazioni, forse insanabili, contenute nella “domanda di giustizia” che gli era impossibile non porsi, e sulla quale si era così frequentemente e magistralmente espresso. Le riflessioni sulla difficoltà di elaborare un sistema retributivo capace di coniugare la sicurezza dei cittadini con il rispetto dei diritti della persona reclusa, cogliendone l’apparentemente inconciliabile conflitto, possono configurarsi come possibile continuum con il pensiero eracliteo, laddove scrive “Occorre sapere.. che la giustizia è conflitto” ( Eraclito, fram. 80). Conflitto, inteso non solo come una categoria negativa, ma come una dimensione erigente della civiltà; dove la contrapposizione delle posizioni è generata dalla passione per le dimensioni dell’uomo e del mondo e spinge alla ricerca della verità. Martini ha dedicato molte meditazioni al senso della pena e della sua modalità di espiazione e dell’aspetto retributivo. Il diffuso principio che identifica il patimento della pena come strumento di espiazione, viene, in questa concezione, allargato e problematizzato, e intriso dell’elemento soggettivo dell’elaborazione personale: l’espiazione della pena diviene quindi un fatto ed un percorso essenzialmente interiore, che non dipende dalla quantità della pena applicata. Non è pertanto affatto scontato che una pena, soprattutto se notevolmente afflittiva, faciliti la presa di coscienza dell’azione commessa ed aiuti il reo a rielaborarne i contenuti. Come ha affermato nel libro "Sulla giustizia" (Mondadori, 1999): “L’errore indebolisce e deturpa la personalità dell’individuo, ma non la nega, non la distrugge, non la declassa al regno animale, inferiore all’umano. Ogni persona è parte vitale e solidale della comunità civile; distaccare chi compie un reato dal corpo sociale, disconoscerlo, emarginarlo, fino addirittura alla pena di morte, sono azioni che non favoriscono il bene comune, ma lo feriscono”.
L’esortazione di Martini muoveva verso una visione più complessiva, più ampia, che comprendesse una visione globale dei fattori. Probabilmente per questo si era interessato alla giustizia che ricompone i conflitti, ad una mediazione che permette di confrontare esperienze, vissuti e punti di vista al fine di ricomporre il conflitto intercorso, nel tentativo di far emergere anche le componenti emozionali delle parti avverse, al fine di favorirne l’incontro su un terreno comune e ricostruire quel tessuto sociale e umano che è stato lacerato. Dove il riconoscimento dell’azione sbagliata può superare il concetto della mera retribuzione e creare un processo di storicizzazione e trascendenza del momento dell’episodio criminoso, aiutando sia chi ha commesso il male che chi l’ha subito. Di questo tipo di pensiero e tanto altro siamo debitori a Martini, la cui scomparsa ci rende più soli nel perseguire, senza indugio, il coraggio delle scelte e nel continuare sulla strada delle riforme e del dialogo. La sua visione globale di una giustizia che metta in gioco le politiche penali, penitenziarie, insieme a quelle economiche e sociali è, ora più che mai, indispensabile per contrastare la progressiva crescita dell’intolleranza e della domanda di penalità.

Elisabetta Laganà, Presidente Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia





 

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