NEWS/ARTICOLO

24/08/2010

Cella in piazza - Comunicazione della segretaria generale, Anna Pia Saccomandi

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Mentre apprendo la notizia dell'ennesimo suicidio ieri sera a Parma comunico che il prototipo della cella portata in Piazza Roma ad Ancona, nella notte è tornata a Verona.
Fra i tanti cittadini che l'hanno visitata anche alcuni agenti di custodia ed ex detenuti concordi nell'affermare che le celle sono molto peggio.
Abbiamo voluto offrire un esempio per far capire gli spazi poco dignitosi e rispettosi della dignità umana
e per esortare i politici a trovare soluzioni.


TESTIMONIANZE

Appunti di quattro mesi di detenzione carceraria


La detenzione presso la casa circondariale di Montacuto è una realtà da paese incivile da terzo mondo!!!
Tre detenuti debbono convivere in una cella di pochi metri quadri con pareti sporche e pavimento usurato.
Letti a castello a tre piani con tavola di metallo rigida come rete con sopra un materasso in gommapiuma da 12 cm. vecchio e sporco.
Mini armadietti con sportelli rotti tre sgabelli sgangherati ed una mensola a mo' di tavolino dove non e' possibile mangiare in tre.
Alle finestre oltre alle grate e' saldata una rete di 2 cm.x 2 cm. che impedisce la visione e provoca vertigini a chi guarda fuori.
Lo spazio ristretto induce a rimanere a letto per non dar fastidio agli altri.
Il cibo e' scadente e monotono. Per sopravvivere e' necessario fare spesa ed attendere i pacchi dei cari.
C'e' carenza di personale e per le richieste del necessario e per l'assistenza medica.
Il locale docce fatiscente gocciola di acqua dal soffitto con porta lampada arrugginito e senza lampada.
Non e' permesso telefonare a l cellulare di una persona cara nonostante la circolare del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) che lo autorizza.
La posta non viene distribuita con regolarità e qualche volta si perde.
Le richieste scritte per necessità personali vengono esaminate in ritardo ed alcune senza risposta.
I locali per i colloqui sono sovraffollati con mancanza di aria e bisogna urlare per farsi sentire dai cari ed il tutto in piedi perche gli sgabelli fissi di cemento e tavole di legno sono distanti dal divisorio.
Il detenuto smette di essere persona per mancanza di gestione del tempo, per assenza di spazio, e per la mancanza di relazione con i compagni e con chi lo assiste.
Le uniche persone di riferimento su cui si può contare, sono gli assistenti volontari della Caritas di Ancona Osimo.
E’ possibile, anche se contrastati, ricevere un aiuto morale e fraterno, che permette di sopravvivere e sentirsi persone con la loro presenza.
Un cordiale ringraziamento a questi "angeli custodi".
Si spera che questi appunti di chi ha vissuto questa triste esperienza sia utile per modificare il concetto che chi entra in carcere e’ solo un delinquente e non più persona.

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Giugno 2010

Testimoninaza di una famiglia


Sono uno dei tanti genitori che hanno vissuto l’esperienza di un figlio in carcere per aver commesso sicuramente un errore, ma che porterà il segno di questa esperienza per tutta la vita.
La detenzione presso la Casa Circondariale di Ancona per fortuna è durata pochi mesi, ma ci ha fatto vedere una realtà che non è degna neanche del terzo mondo.
Non voglio entrare nella situazione vissuta all’interno, che conosco solo in parte da qual poco saputo da mio figlio, e che ritengo nessuno può conoscere fino in fondo, proprio perché anche i detenuti stessi non riescono ad esprimere la situazione vissuta.
Ma la sensibilità di un genitore credo possa vedere negli occhi e nei comportamenti dei propri figli i segni lasciati da questa esperienza che annulla la personalità e la mente.
Ma gli errori dei figli li fanno pagare duramente anche a noi genitori, ed ecco perché voglio cercare di portare una testimonianza che possa servire a qualcuno per riflettere.
Penso sia inutile parlare in questo dibattito della realtà del sovraffollamento del carcere di Montacuto, della mancanza di ogni rispetto umano, della difficoltà di qualsiasi contatto con l’esterno anche solo per la richiesta di un permesso, per l’invio di un fax/telegramma, della mancanza di qualsiasi forma di attività di relazione. Situazione comoda per i responsabili per non avere problemi e poter mostrare all’esterno una situazione tranquilla che tranquilla non lo è affatto.
E’ una vergogna che in un paese cosiddetto “civile” si continui a parlare di riforma carceraria, leggi sulla sicurezza, garanzie dei diritti umani e poi si viva la realtà che molte delle persone che saranno presenti a questo dibattito bene conoscono.
Ci riempiamo la bocca di buoni propositi, ma poi che facciamo e cosa fanno le istituzioni?
Il personale che ho avuto modo di incontrare nelle lunghe ore di attesa per i colloqui sicuramente è nella maggior parte dei casi “umano” e non ha colpa della completa mancanza di organizzazione già visibile per i colloqui, anche perché la carenza di personale degli agenti di custodia è un altro degli argomenti tanto a cuore dei nostri amministratori locali, che ogni tanto
pensano bene di farsi un po’ di pubblicità sui giornali con visite alla casa circondariale, peraltro senza nessun effetto reale.
Sicuramente si ritiene che i parenti dei detenuti siano persone che non lavorano, che possono stare mattinate intere in uno stanzone affollato in attesa del tanto sospirato colloquio perché intanto non hanno diritto anche alla propria vita; chiaramente giovani madri che si accollano viaggi in autobus con bambini piccoli e pacchi devono pagare in qualche modo gli errori delle persone a cui vogliono bene.
E poi, se si riesce ad entrare (visto lo spazio dedicato ai rapporti con i familiari sempre nel tema “cittadino dentro e fuori”) è ancora più aberrante la modalità di colloquio, con un bancone di marmo e qualche seggiolino nelle due parti visitatori/detenuti che sono comunque inutili visto che le persone sono attaccate una all’altra e per parlare con il congiunto occorre urlare e avvicinarsi il più possibile sopra il bancone.
E questo riteniamo possa essere considerato rispetto delle persone?
Ma come è possibile che non si possano predisporre spazi più umani dove si possa veramente mantenere il rapporto fisico e verbale con i propri cari?
La cosa che mi dispiace di più non poter essere presente a questo dibattito è quello di non poter incontrare la Sig.ra Castellano, che nel suo libro è riuscita a dare un’idea di quello che ha ottenuto in termini di reali cambiamenti.
E’ un libro vero, molto rispondente alle realtà italiane, e penso che molti responsabili delle istituzioni italiane dovrebbero leggerlo e imparare ad assumersi le responsabilità affinché veramente si possa ricominciare da dentro il carcere un percorso di vita da continuare nella socialità esterna.
Un grazie particolare e pubblico va a tutti i volontari della CARITAS Ancona Osimo, che si adoperano in modo fattivo e vero nell’aiuto ai carcerati e alle loro famiglie,ma che vengono spesso bloccati in ogni iniziativa proposta a sostegno dei detenuti.
Sono state le uniche persone di riferimento in questo bruttissimo periodo che ci hanno aiutato in tutto quello che era possibile e soprattutto ci hanno ascoltato.
Un grazie a tutti loro anche per l’impegno profuso in questa iniziativa, che ci auguriamo possa essere veramente un aiuto per costruire un confronto serio tra gli organismi regionali a sostegno delle persone con problemi di giustizia.





 

Oggi: 25/06/2019
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