NEWS/ARTICOLO

25/11/2015

Circolare sulle modalità di esecuzione della pena: riflessioni e domande

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di Ornella Favero (Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia)
La Circolare DAP del 23 ottobre 2015 "Modalità di esecuzione della pena" prevede una ulteriore differenziazione dei detenuti all'interno delle sezioni di media sicurezza (in cui sono collocati i detenuti comuni, la stragrande maggioranza, circa 43.000, mentre i tre circuiti di Alta Sicurezza di detenuti ne ospitano quasi 9.000, e quelli sottoposti al regime differenziato ex art. 41 bis o.p. sono attualmente oltre 700).

I detenuti comuni verrebbero divisi in due categorie: la prima (detenuti con lieve o basso grado di pericolosità) sarebbe ammessa alla custodia "aperta" (piena applicazione della sorveglianza indiretta e "dinamica", celle aperte fino a 14 ore, movimentazione interna senza accompagnamento, attività trattamentali anche esterne alla sezione, 6 ore al giorno di passeggi); la seconda (detenuti con medio o alto grado di pericolosità) sarebbe destinata alla custodia "chiusa" (sorveglianza diretta e "statica", celle aperte 8 ore con apertura solo estiva dei blindati, movimentazione solo con accompagnamento, attività trattamentali scolastiche e formative limitate alla sezione e attività lavorative tendenzialmente interne alla sezione salvo casi eccezionali, 4 ore al giorno di passeggi).

Quelle che seguono sono riflessioni e domande, relative a questa discussa Circolare, che vorremmo rivolgere al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria:

- In base a quali presupposti si sostiene che la "differenziazione dei detenuti e delle modalità di svolgimento della vita detentiva è funzionale al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza, alla responsabilizzazione dei soggetti in stato di detenzione e all'incremento delle attività trattamentali necessarie per la concreta attuazione della finalità rieducativa della pena"? Come si può pensare di responsabilizzare i detenuti se i "buoni" stanno con i buoni e i "cattivi" con i cattivi?

- Quando si dice "deve esser prevista la possibilità di rivedere il giudizio di pericolosità in senso positivo o negativo e pertanto saranno programmate riunioni periodiche di rivalutazione", non si mette in atto di fatto un nuovo meccanismo di declassificazione, senza per altro definire il suo funzionamento? Se si considera poi quanto è già complicata la declassificazione dall'Alta alla Media Sicurezza, non si rischia di creare delle nuove sezioni-ghetto da cui è difficile uscire?

- "Per i futuri ingressi varrà la valutazione relativa al titolo di reato, ai precedenti penali e alla eventuale conoscenza comportamentale relativa a pregresse carcerazioni". Su questa questione vale una piccola esemplificazione: le persone con reati violenti (in famiglia per esempio) molto spesso sono le persone più "affidabili" dal punto di vista della vita detentiva, ma non avendo pregresse carcerazioni l'unico criterio per loro sarà il reato, e quindi verranno inserite tra i "comuni a custodia chiusa".

- I "comuni a custodia chiusa" saranno in pratica due grandi categorie, la prima (grado di pericolosità di alta significatività) che non potrà muoversi dalle sezioni e dai passeggi a lei dedicati, quindi bisognerebbe inventare attività trattamentali al loro interno, perché attualmente nelle sezioni non c'è pressoché nulla, la seconda (grado di pericolosità di media significatività) che potrà partecipare a qualche attività esterna alle sezioni dopo un "apprezzabile lasso di tempo di buona condotta".

Nel frattempo per esempio, come verrà garantito il diritto allo studio? Si inventeranno corsi scolastici in sezione anche per i "comuni a custodia chiusa con pericolosità di alta significatività", e quelli a media significatività pure dovranno avere i loro corsi scolastici magari per qualche mese, o anno non si capisce, finché non passerà un "apprezzabile lasso di tempo di buona condotta"?

- In questi due primi "sotto-circuiti" la classificazione e successiva collocazione si basa su criteri poco chiari come "soggetti comunque gravitanti in contesti di criminalità mafiosa" o soggetti che "mantengono atteggiamenti di tipo dissociale", dove lo stesso termine "Atteggiamento" (che è una delle categorie scelte per stabilire il grado di pericolosità) è assolutamente vago e indefinito.

- Oltre ai "comuni a custodia chiusa" e a complicare ulteriormente delle situazioni già complesse (l'equivalente delle classi differenziali di una volta) dovrebbero essere collocati in settori chiusi anche i "comuni pericolosi" previsti dalla circolare del 26.6.2015 e "quei detenuti dotati di una pericolosità e di una tendenza all'aggressività e alla prevaricazione tali da dover essere gestiti con maggiore attenzione".

- Per essere collocati nelle sezioni a custodia aperta tra gli altri criteri bisogna aver commesso reati che non consistano in "comportamenti prodromici alla commissione di atti violenti o in condotte agevolatrici di comportamenti violenti altrui": ma chi compie queste valutazioni, qual è il personale in grado di farlo? L'elenco dei detenuti che dovrebbero andare nelle sezioni a custodia aperta dovrebbe essere redatto dal comandante del reparto, che "formula una proposta contenente l'elenco nominativo dei detenuti inseribili alla custodia aperta", ma in base a quali competenze lo può fare?.

- Le camere detentive delle sezioni aperte verranno chiuse obbligatoriamente durante le ore dedicate alle attività, prefigurando una vita detentiva deresponsabilizzante al punto, che la persona non può neppure decidere di stare in cella a leggersi un libro in solitudine.

- Il volontariato è nominato tre volte: si parla di "attività svolte con altri operatori, sia penitenziari che di altri enti pubblici e privati oltre che di volontari", e di attività autorganizzate dai detenuti, coordinate anche dai volontari, per "riempire di contenuti, anche semplici, la quotidianità all'interno dei reparti", si invita a coinvolgere ed organizzare "tutte le risorse istituzionali, private e volontarie", con assoluta sottovalutazione del ruolo del volontariato stesso, a cui di fatto sappiamo invece che è spesso delegata la gestione della maggioranza delle attività rieducative.

- Si escludono i detenuti di Alta Sicurezza dalla custodia aperta (tranne qualche eccezione) e li si sottopone a una vigilanza che deve "tendere a sviluppare le capacità di analisi e osservazione della polizia penitenziaria", quindi, magari dopo anni di 41 bis, li si sottopone ancora a costante controllo e osservazione nelle loro sezioni-ghetto, invece che a percorsi di confronto e responsabilizzazione.

- Si invita a usare i fondi della Cassa Ammende per realizzare questo complicato sistema che prevede di creare attività per tutti i sotto-circuiti, dunque una inutile moltiplicazione di attività per i comuni aperti, i comuni chiusi e i comuni pericolosi.

- Infine è paradossale che, nel momento in cui, nell'ambito di quegli Stati Generali, che hanno avuto dal Ministro un mandato per arrivare "a definire un nuovo modello di esecuzione penale e una migliore fisionomia del carcere, più dignitosa per chi vi lavora e per chi vi è ristretto", la maggioranza del Tavolo 2 perviene a una riflessione sulla necessità di superare gradualmente i circuiti, con una Circolare si proceda invece a una ulteriore suddivisione in sotto-circuiti, e si investano risorse per realizzare in ogni singola sezione un minimo accettabile di attività rieducative, con il rischio di frantumare le poche attività disponibili in tante sotto-attività, invece di sviluppare le occasioni di confronto e di superamento delle tante sottoculture carcerarie.

- Dal punto di vista rieducativo, creare sezioni con un concentrato di persone particolarmente difficili significa rischiare di trasformarle in ghetti con alti livelli di aggressività, dove non sono presenti quei detenuti che hanno la capacità di essere credibili nel cercare di ridurre la conflittualità e le tensioni dei compagni. Non ha molto più senso invece abituare le persone a vivere in situazioni dove ci si confronta, si è impegnati in attività significative, non si ha tempo per pensare ad alimentare tensioni? E se le tensioni ci sono, attivare in ogni carcere un ufficio per la mediazione abituerebbe le persone a cercare strade nuove per risolvere i conflitti, invece di caricarsi, per i propri comportamenti irresponsabili, di anni di galera, perdita della liberazione anticipata, denunce.





 

Oggi: 21/08/2017
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